Il 2025 è terminato da poco, ma i giovani della Generazione Z non si sono persi d’animo, catapultandosi nel nuovo anno con trend, mode e stili che di innovativo hanno però ben poco. Il web è ormai intasato di “il 2026 è il nuovo 2016“, dove colori esageratamente accesi, skinny con gli strappi alle ginocchia, crop top e stampe di band famose facevano da padroni indiscussi.
Si riprendono stili, trucchi con eye-liner allungato e ombretti colorati abbinati alle combo labbra, video musicali, personaggi famosi e balletti su Tik Tok (ex. Musically) che nello scorso decennio ti permettevano di entrare direttamente nella categoria “sei proprio Tumblr“.
Ma facciamo un passo indietro.
Cos’è Tumblr?
Tumblr nasce nel 2007 dall’idea di David Karp, un social media dove era possibile pubblicare brevi testi, fotografie, video, personalizzando ogni profilo con colori che meglio si adattavano all’immagine che si voleva dare di sè (più era coerente con il proprio personaggio, più alta era l’audience, maggiori erano i profili che iniziavano a seguirti per trarre ispirazione). Insomma, permetteva agli utenti di creare dei veri e propri mini-blog, uno spazio personale dove la creatività stava alla base.
La generazione Z americana ne era completamente ossessionata, tale da renderne il nome uno slogan per descrivere una persona che seguiva i trend del momento. Una persona cool, un esempio da seguire.
E dunque, per poter entrare nella categoria delle persone Tumblr, era obbligatorio portare lunghe trecce alla francese, il crop-top con le emoji del fantasmino, capelli di mille colori, la giacca rigorosamente a scacchi rossa e nera, rossetti molto scuri e l’iphone 5S con cui scattare fotografie dove il volto fosse coperto, all’infuori degli occhi, i soggetti principali di ogni immagine scattata fra il 2014 e il 2017.
Ma come ogni cosa anche le mode di quel momento sono passate, approdando a stili più clean e minimal, abiti più larghi, i balletti sostituiti con Morning Routine lente e talmente perfette da risultare irreali, i poster delle band sono stati rimpiazzati da quadri con scritte motivazionali. In sostanza, i trend sono cambiati.
Dunque, perchè “il 2026 è il nuovo 2016“?
Perchè i ragazzi hanno deciso di riproporre uno stile già ampiamente conosciuto e tramontato dieci anni fa? Perchè i social sono di nuovo intasati di trecce e trucchi esageratamente sgargianti?
E’ quasi come se si fosse diffusa una strana preoccupazione, una paura condivisa verso il domani: non è un caso che molti giovani abbiano portato con sè ansie e paranoie, dopo la lunga parentesi del Covid-19. La domanda è la seguente: il trend del momento è solo un modo curioso di far rivivere per qualche istante momenti del passato o nasconde dietro di sè il terrore che i giovani possono provare verso l’ignoto?
E se fosse effettivamente una paura la loro, la nostra, da dove ha origine?
L’instabile situazione geopolitica, le continue guerre, i bombardamenti digitali sul politically correct, diagnosi costanti e continue da fantocci che si autoproclamano dottori su Tik Tok, stili di vita impossibili da seguire come vetrina di quasi ogni profilo social, etichette che diventano marchi invisibili impressi e impossibili da lavare via.
La corsa dietro quelle immagini perfette, dei viaggi perfetti, delle serate perfette, dei partner perfetti, delle amiche perfette suscita una costante: l’insicurezza. Di sè, del proprio domani. L’unico rifugio diventano i passi che abbiamo già percorso, i luoghi che abbiamo già attraversato. Il passato che diventa l’unica costante in un mondo che è ormai sempre impegnato a correre, seminando dietro di sè nostalgia verso quella lentezza degli anni precedenti, e insicurezze ormai talmente radicate in noi che lasciarle andare creerebbe un vuoto troppo grande, preferendone così la pressione continua.
Elisa Dragotto