Ormai è passata una settimana dall’arrivo e dalla devastazione del ciclone Harry. Ha colpito il Sud con una violenza non solo meteorologica, ma soprattutto simbolica: le nostre amate spiagge mangiate, i litorali spezzati, le coste sventrate, le attività paralizzate. Un’isola, la Sicilia, messa in ginocchio da un mare che ha ferito profondamente. E così Harry e tutte le sue conseguenze hanno portato in superficie domande che forse da tempo restavano sommerse. Tra le macerie, il silenzio e l’impotenza che seguono ogni disastro, emerge la voce di un ex studente dell’università di Messina, un ragazzo di Roccalumera che affida a una riflessione personale il senso di uno smarrimento collettivo. Le sue parole prendono forma con una domanda che apre “La Grazia”, il nuovo film di Paolo Sorrentino:
Di chi sono i nostri giorni?
[…]Mi chiamo Salvo, sono un ragazzo siciliano, e personalmente, lavorativamente parlando, la Sicilia non mi dà nulla. La Sicilia però mi ha dato tanti ricordi: l’infanzia, il calore, i primi amori, le estati interminabili, la sabbia tra le dita e un mare che ti riempie il cuore.
E fa male vedere tutto ciò, fa male vedere tanta indifferenza.
Fa male immaginare un’isola così bella, spolpata di tutto il suo essere.
Il ciclone ha reso evidente la fragilità strutturale del territorio siciliano, la mancanza di visione, l’incapacità di prendersi cura del futuro.
[…] I nostri giorni ci appartengono. Ci appartengono come ci appartengono la pavidità, il timore di fallire, l’incapacità di scegliere. Ci appartengono gli ostacoli che disponiamo per paura di scavalcarli e ritrovarci in un terreno mai esplorato. Quindi, tra la polvere, mentre raccogliamo quello che il Mare ha deciso di riconsegnarci, questa volta, credo che dovremmo davvero avventurarci nel tentativo di cambiare.
La riflessione si allarga, diventa responsabilità, perché se il mare ha colpito, non lo ha fatto nel vuoto.
Si, siamo affranti, le nostre certezze sono state disintegrate, siamo confusi, ed è umano.
Il nostro amato Mare ci ha delusi [.. ] Ha anche lui i suoi cambi di umore, è irascibile, e ci ha sbattuti a terra come sassolini. Abbiamo una grande responsabilità. [..] perché fare finta finta di nulla ci renderà complici di un disastro, e non protagonisti di quella bellezza che abbiamo usurato e consumato in maniera frugale.
Ci vorrà un po’ prima di tornare a quella “vita lenta” che ci appartiene e di cui tutti parlano. Una vita lenta che però non sta avendo la giusta considerazione da parte delle istituzioni. Sono stati stimati danni da circa 2 miliardi di euro. Il Consiglio del Ministri ha stanziato (complessivamente tra Sicilia, Calabria e Sardegna, le zone maggiormente colpite da Harry) 100 milioni di euro. Parliamo ancora di vita lenta?
C’è un’aria pandemica, da queste parti ormai si può puntare al passaggio al supermercato, e la vita vera, è altrove, non è più qui.
La stagione estiva, un miraggio.Le nostre abitudini sono destinate a cambiare, ad adagiarsi nell’ennesima distesa di mediocrità.
Quindi, senza una minima visione o accenno di progettualità reale, chi dovrebbe avere il coraggio di investire in questo lembo di terra friabile?
Chi dovrebbe avere la presunzione di provare e riprovare a stabilirsi, restare, in un contesto dove il pressapochismo e il rendiconto personale hanno avuto una totale dominanza?
Forse, come scrive Salvo, è davvero arrivato il momento di fare quel passo in più. Non domani, non ieri. Ma ora.
Quindi, quanto di ciò che siamo è frutto delle nostre scelte?
Quanto invece siamo capaci di reagire a ciò che ci viene assegnato, dalle condizioni in cui nasciamo e cresciamo?Forse, direi, che è il momento di fare quel passetto in più, e alzare lo sguardo.
Se vogliamo fare il tentativo di rendere questi giorni nostri, il tempo di cambiare non è ieri e nemmeno domani, ma adesso.
Il ciclone è passato, ma il dolore e le domande sono appena iniziati e non ci lasceranno per un po’. E forse, è proprio da qui che dobbiamo ricominciare.