Con Jean Cocteau, parlando di cinema, lo descriveremmo come una “scrittura moderna“. Questa volta, sarà la luce ad essere il suo indelebile “inchiostro“. Ogni inquadratura ci appare come il motore che muove quella mano meccanica che, saldamente, imbraccia la penna. Direttamente da Picadilly, sono stati svelati i primi nomi che riempiranno queste nivee pagine. Quindi, dalla British Academy of Film and Television Arts (BAFTA), inizia il countdown che ci accompagnerà sino al 22 febbraio.
Tra sorprese e (ri)conferme
Chiudiamo gli occhi per qualche istante, immaginando di trovarci nell’enorme sala della sede centrale londinese, immersa nel silenzio. Improvvisamente, a squarciarlo, sono le voci di Aimee Lou Wood e David Jonsson, il cui nome è già scolpito nella storia di questa premiazione. Dall’opprimente Vineland, s’alza un coro festoso: Paul Thomas Anderson, con il suo “Una battaglia dopo l’altra“, si trova in testa (con 14 candidature). Poco dietro, Sammie, tiene stringe la presa sulla sua chitarra, accennando un sorriso. Appena dietro, Ryan Coogler che, con Sinners, ha ricevuto una candidatura in meno (in ogni caso, il regista californiano, si è tolto più di qualche soddisfazione al Goldwyn Theater, pochi giorni fa). Marty Mauser, protagonista di Marty Supreme, invece, per dirla con Mark Twain, ha fatto della “vocazione, il suo divertimento”. L’abile giocatore di ping pong, vanta 11 candidature, le stesse di un’altra pellicola: Hamnet.

Una nomination nella storia
“Che cosa c’è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un’altra parola avrebbe lo stesso profumo soave.”
Chiudendo gli occhi possiamo quasi immaginare la sagoma di colui che pronuncia questa frase. Tra le mani tiene una vecchia penna, compagna di mille e un’avventura, dopo averla intinta nell’inchiostro. Immerso in sé stesso, sembra non curarsi della nostra presenza, volgendo lo sguardo altrove.
Quest’enigmatica figura, che inciampa nei suoi stessi pensieri, appare sullo schermo davanti ai nostri occhi, ma non tradisce alcuna emozione. Siamo a Stratford dove, sotto la luna di primavera, inizia la storia di William Shakespeare. Stavolta, siamo semplici spettatori, guidati dalla sapiente mano di Chloé Zhao.
Qualche anno fa ci aveva accompagnato in una lunga epopea per gli Stati Uniti d’America con Fern, nel suo Nomadland, con cui era entrata, di diritto, nell’Olimpo d’Hollywood. Mescolando, ancora una volta, verità alla sua finzione, batte ogni record col film che la consacra definitivamente. Hamnet, dramma che mette in scena la tormentata storia del Bardo di Avon e della moglie, Ann, imprime il suo nome nella storia dei Bafta. Zhao, con le sue 11 nomination, diventa la prima donna a raggiungere questo record.

Tra esclusi illustri e rivincite
Probabilmente, quest’anno, Elphaba e Glinda, faranno ritorno ad Emerald City senza, però, aver ricevuto alcuna nomination nelle categorie principali. Wicked: For Good, escluso d’eccellenza nella serata del Goldwyn, mette a referto due diverse nomination fra Miglior Trucco e Acconciatura e Migliori Costumi. Illustre assente, invece, Amy Madigan. La Gladys dell’inquietante Weapons, tornerà a Maybrook senza alcuna menzione, almeno ai BAFTA. Solo pochi giorni fa, si era ritrovata ad aggiungere un altro tassello alla sua lunga carriera, con l’inaspettata nomination agli Oscar (l’ultima era arrivata 40 anni fa quando, diretta da Bud Yorkin, vestì i panni di Sunny). Proprio ai BAFTA, Paul Mescal, questa volta, ha la sua rivalsa. Il giovane Cigno dell’Avon viene nominato Miglior Attore non Protagonista. Tra i candidati, anche Odessa A’zion (Rachel, in Martin Supreme) come Miglior Attrice Non Protagonista. Fa ritorno a Vineland con una candidatura anche Chase Infiniti (Willa, in Una battaglia dopo l’altra).
Manuel Mattia Manti