Il fenomeno del People Pleasing

In psicologia, il termine People Pleasing descrive molto più di una semplice cortesia: definisce una tendenza cronica a ricercare l’approvazione altrui a ogni costo. Non è un tratto caratteriale, ma un vero e proprio stile di funzionamento. Chi ne soffre indossa una maschera di estrema disponibilità e accondiscendenza, convinto che la propria sopravvivenza sociale e affettiva dipenda dalla capacità di non deludere mai nessuno.

La radice del “bravo bambino”

Le radici di questa dinamica vengono spesso dall’infanzia. Viviamo in una cultura che premia il bambino “composto”, quello che non crea disturbo e che reprime le proprie emozioni per non scuotere l’equilibrio degli adulti. Ci viene insegnato che “essere bravi” coincide con l’annullamento del conflitto: condividere sempre, sorridere per educazione, non rispondere mai.

Crescendo, questa lezione si trasforma in una trappola silenziosa. Da adulti, smettiamo di ascoltare la nostra voce interiore per sintonizzarci esclusivamente sulle aspettative altrui. Finiamo per mettere gli altri al centro delle nostre giornate, ignorando che, a forza di voler piacere a tutti, stiamo diventando degli sconosciuti a noi stessi.

La differenza tra Altruismo e Paura

È fondamentale fare chiarezza: il people pleasing non è altruismo.

  • L’altruismo nasce dalla pienezza: “Ho qualcosa da darti e scelgo di farlo”.
  • Il people pleasing nasce dalla mancanza: “Ti do tutto quello che vuoi perché ho paura delle conseguenze se non lo facessi”.

È una strategia di difesa dettata dalla paura. Paura del conflitto, del giudizio, del rifiuto o dell’abbandono, come definisce Harriet Braiker in “The Disease to Please“. Chi compiace sta in realtà recitando una performance continua: è un tentativo disperato di controllare l’opinione che gli altri hanno di noi, per sentirci (momentaneamente) al sicuro.

Il prezzo dell’invisibilità

Cercare di accontentare l’universo intero non porta alla felicità, ma a un lento logoramento dell’anima. Le conseguenze sono concrete e pesanti:

  • Erosione dell’identità: Se dici sempre di sì, i tuoi “sì” perdono valore e i tuoi desideri diventano invisibili anche a te.
  • Risentimento tossico: L’accumulo di sacrifici non richiesti genera una rabbia sotterranea che, prima o poi, avvelena le relazioni.
  • Relazioni asimmetriche: Attiriamo persone che si abituano a ricevere senza dare, creando legami basati sull’utilità e non sulla reciproca autenticità.

Il limite di chi riceve, purtroppo, non arriva mai da solo: se non fissi tu un confine, gli altri continueranno a chiedere finché non avrai più nulla da offrire.

Scegliere se stessi: la via verso l’autenticità

Smettere di essere people pleaser non significa trasformarsi in una persona egoista o cinica. Al contrario, significa diventare integri.

Riconoscere il proprio valore significa smettere di delegare agli altri il permesso di essere felici. Imparare a dire di “no” non è un atto di ostilità verso il prossimo, ma un atto di rispetto verso la propria dignità. Ogni volta che pronunci un “no” consapevole a una richiesta esterna, stai finalmente dicendo un “sì” vitale a te.

Sabrina Levatino.