L’Ultimo Samurai: dietro la leggenda

Immaginiamo la storia dell’uomo come un enorme quadro. Eccolo al centro di un disordinato atelier, dove un pittore s’avvicina. Il pennello ora diventa spada, poi pergamena. Quando la bianca tela si riempie un occhio attento scorge mille e una storia negli spazi prima bianchi.

Qui, lo scienziato dal logoro camice, parla della sua ultima invenzione. Ora, invece, osserviamo guerre funeste e gesta di intrepidi soldati.

Immaginando di trovarci al loro fianco, notiamo che agitano vecchi gladi, arrugginiti. Altri, invece, avanzano squarciando il silenzio col fragore delle pesanti armature.

Spicca, però, una figura abbastanza singolare, ammantata d’acciaio. Il volto è coperto, lasciando intravedere solo l’espressione corrucciata. La sua peculiare maschera lo mostra come un moderno Dioniso. Ma, lasciando da parte il tirso, non ci troviamo nell’Antica Grecia né sul maestoso Olimpo. Da lontano si scorgono dei ciliegi in fiore: è il Giappone dei Samurai.

Samurai e archibugi: il tramonto del guerriero

Esistono solo tre esseri rispettabili: il prete, il guerriero, il poeta. Sapere, uccidere e creare

Baudelaire, nomina, nei Journaux Intimes, tre figure e altrettante virtù. Ognuna è nascosta sotto una scintillante armatura. La civetta bianca della conoscenza si poggia sulla spalla coperta dalla sode rossa. Gli arcigni occhi scrutano la fiera lama della katana, saldamente impugnata.

Uomo di penna e di spada, antichi caratteri ne narrano le eroiche gesta. Samurai“guerriero” oppure “colui che serve”. Il sordo rumore dei kegutsu ne scandisce i passi, mentre attraversano le desolate campagne nipponiche. Il Menpō lascia scoperti solo due gelidi occhi, specchio di un’anima corrosa.

Diretti dai rispettivi daimyō, ripongono nel fodero la lama dell’orgoglio. Percorrono la “via del guerriero”, aderendo al bushido. Abilità, coraggio, devozione, saggezza, sono il filo d’Arianna che guida le loro esistenze.

Duelli e battaglie ne temprano lo spirito. Ben presto, però, il coraggioso Samurai diventerà un Ronin senza patria ne padrone. Ed eccolo, spogliato della sua pesante armatura, commette seppuku mentre il sole fa capolino dalle montagne. È l’alba della modernità.

Le varie parti in cui è divisa l'armatura di un Samurai (https://liceoberchet.edu.it/ricerche/geo4d_03/Giappone/istituzioni/armatura.html)
Le varie parti in cui è divisa l’armatura di un Samurai https://liceoberchet.edu.it/ricerche/geo4d_03/Giappone/istituzioni/armatura.html  

Finisce l’era dei Samurai : oltre il sakoku

Immaginiamo di essere un normale cittadino, in Europa a metà del 1800. Nelle grandi capitali, per le strade, si discute dell’appena conclusa Grande Esibizione di Londra. La stampa, invece, comincia a tracciare il quadro della cruenta Guerra di Crimea.

Volgendo lo sguardo ad Oriente, saremo partecipi di un singolare evento. Nel centro portuale di Uraga, un vivace trambusto si confonde con le espressioni corrucciate dei presenti. Delle imbarcazioni straniere, nere come la pece e avvolte in fumo del medesimo colore, si avvicinano.

Un primo spiraglio d’Occidente sta per filtrare oltre le catene del sakoku. Paradossale se pensiamo che, poco tempo prima, i contatti con i “barbari meridionali” erano limitati.

Prima di quest’improvviso incontro, l’unico bagliore di modernità proveniva dalla vicina isola artificiale di Dejima. Sulle cartine di mercanti olandesi e portoghesi era la meta cerchiata in rosso, l’unico scalo per il Giappone. Con la comparsa delle “navi nere”, ci si rende conto che qualcosa cambierà.

 

Una xilografia d'epoca (detta ukiyo-e), raffigurante una delle "Navi nere" del Commodoro Perry (https://hanamiblog.net/wp-content/uploads/2018/10/kurofune-2.jpg)
Una xilografia d’epoca (detta ukiyo-e), raffigurante una delle “Navi nere” del Commodoro Perry.
https://hanamiblog.net/wp-content/uploads/2018/10/kurofune-2.jpg

I presenti, furono testimoni di una scena peculiare. Dalla kurofune, con la sua bianca uniforme, scende un ufficiale. Quell’uomo, austero, sarà il liberatore di un “paese incatenato”: è il commodoro Matthew Perry, giunto in nome del Presidente Fillmore. L’obiettivo? Ottenere un punto d’accesso per “carbone, provviste e acqua”.

Le catene riflettono la luce per l’ultima volta: termina l’isolazionismo e inizia l’Era Meiji. Nella nazione più “civile e raffinata dell’Asia”, il cocente sole del progresso, consuma le armature. Caduto l’ultimo dei Tokugawa, ogni Samurai lascia cadere la katana. Ma, controcorrente, c’è chi non si smuove dalla “via del guerriero”.

Nella terra dei Samurai, il Commodoro e la sua spedizione, incontrano gli ufficiali giapponesi a Yokohama (https://www.rmg.co.uk/collections/objects/rmgc-object-106036)
Nella terra dei Samurai, il Commodoro e la sua spedizione, incontrano gli ufficiali giapponesi a Yokohama (https://www.rmg.co.uk/collections/objects/rmgc-object-

L’ultimo Samurai: Saigo Takamori

Volto rilassato ed espressione calma, ma attenta. La mano destra poggiata sull’elsa della corta spada, pendente dal suo fianco. Anche dopo secoli sembra pronto ad estrarre l’affilata katana. Addosso un semplice hakama. Ci troviamo nel Parco di Ueno, precisamente in uno dei vari Distretti di Tokyo.

Immerso in un eterno attimo, sotto i ciliegi in fiore, Saigo Takamori poggia lo sguardo sui turisti attoniti.

Rigido seguace della “via del guerriero”, sdegnato, volta le spalle al vento d’Occidente. L’Haitōrei vieta le due spade, Saigo trafigge la tela della modernità. In un antistorico impeto di ribellione rifiuta l’archibugio, impugnando l’elsa.

Una scelta contradditoria, presa da uno degli eroi della Restaurazione Meiji. Lui, durante la guerra Boshin, puntò la catana verso i Tokugawa, mentre ora, con sospetto, scruta la liberazione dal sakoku.

L’alba dell’era Meiji, riflette sul suolo l’ombra di un Samurai ormai disilluso. Depongono le vecchie katane e, con un tonfo sordo, rotolano gli elmi. Saigo, stretto nel suo kimono, torna nella sua Satsuma. Ritiratosi dalla vita pubblica e politica, gestirà alcune scuole private. Qui, comincia a diffondersi una forte ostilità verso il nuovo corso giapponese.

L’ultimo atto della sua tragedia, rappresenta il simbolico scontro tra vecchia guarda e il “nuovo” Giappone. Spade contro fucili, presente contro passato. Sul monte Shiro, Saigo fissa in volto il suo destino.

La silenziosa notte viene scossa dal soffocato fragore dei proiettili, infranti contro il metallo delle spade. I suoi ultimi istanti, dopo una ferita mortale, sono cristallizzati nella leggenda. Si dice che, prossimo alla disfatta, Saigo abbia deciso di commettere seppuku.

Reciso il ventre, il suo sguardo si poggia per l’ultima volta sulla vecchia Edo.

Prima di spirare, per un ultima volta, guarda il Palazzo Imperiale.

L'ultimo Samurai, Saigo Takamori, raffigurato in una xilografia dall'artista Taiso (https://www.scholten-japanese-art.com/printsV/3063)
L’ultimo Samurai, Saigo Takamori, raffigurato in una xilografia dall’artista Taiso https://www.scholten-japanese-art.com/printsV/3063

Fonti:

https://archive.org/details/modernhistoryofj0000wgbe/mode/2up

https://www.wikiwand.com/it/articles/Saig%C5%8D_Takamori

https://www.jstor.org/stable/40929189

https://www.britannica.com/biography/Saigo-Takamori

https://www.britishmuseum.org/blog/who-were-samurai

https://www.history.com/articles/samurai-and-bushido

Manuel Mattia Manti.