Libertà per l’Iran: da Messina il grido degli studenti contro la repressione

 

Dalla città di Messina si leva con forza la voce degli studenti iraniani che seguono con profonda preoccupazione quanto sta accadendo nel loro Paese d’origine. Lo scorso martedì, all’interno della Galleria Vittorio Emanuele, si è svolto un sit-in molto partecipato per denunciare la brutale repressione in corso. Striscioni, slogan e cori hanno riempito il centro cittadino, trasformandolo in uno spazio di protesta e di ferma solidarietà. Cori che trasudavano di rabbia trattenuta e volontà di emancipazione.

Tra i protagonisti della mobilitazione vi sono numerosi studenti iraniani iscritti all’Università di Messina. Due di loro hanno scelto di raccontare la propria esperienza mantenendo l’anonimato, per timore di possibili ripercussioni sulle famiglie rimaste in patria. Le loro parole, cariche di tensione e speranza, restituiscono il volto di una generazione che chiede libertà e diritti fondamentali.

Il sacrificio di Yassin Mirzaei e il tributo dell’Ateneo

Il dolore della comunità studentesca è diventato ancora più tangibile durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico. La Rettrice dell’Università di Messina ha voluto rendere un omaggio commosso alla memoria di Yassin Mirzaei, lo studente iraniano che aveva frequentato l’Ateneo fino al 2024, ucciso nel corso delle proteste in Iran. Un destino tragico che non si è concluso con la sua morte: dalle testimonianze emerge infatti il dettaglio straziante del regime che avrebbe impedito perfino la sua sepoltura, negando alla famiglia anche il diritto all’ultimo saluto. Un gesto simbolico, quello della Rettrice, che ha rafforzato il legame tra l’Università e i suoi studenti internazionali, uniti nel lutto e nella protesta.

Voci dalla resistenza: il peso della repressione

Nelle loro testimonianze, gli studenti descrivono una situazione di violenza sistematica. “Il governo ha tutte le armi e le usa senza esitazione”, racconta una studentessa. Vengono citati video di forze paramilitari che sparano centinaia di colpi sulla folla in pochi minuti. “Non conosciamo nemmeno il numero esatto dei caduti”, aggiunge un altro studente, stimando migliaia di morti e oltre diecimila arresti. La preoccupazione maggiore riguarda i detenuti: “Sappiamo che il regime li ucciderà; molti vengono giustiziati senza un processo e senza nemmeno permettere loro di avere un avvocato”.

Il quotidiano negato e la lotta delle donne

La distanza dall’Iran è resa ancora più dolorosa dall’isolamento digitale. Le frequenti interruzioni di Internet impediscono spesso ogni contatto con i propri cari. Ma è la vita quotidiana a essere il principale campo di battaglia, specialmente per le donne.

“In Iran le donne sono incredibilmente coraggiose”, spiega la studentessa, “molte non indossano più l’hijab nonostante rischino multe o l’arresto”. La protesta non riguarda solo un indumento, ma un sistema legislativo che svaluta la figura femminile: “La mia vita vale la metà di quella di mio fratello per legge; è per questo che gridiamo ‘Donna, Vita, Libertà’: vogliamo pari diritti e la fine di queste sciocchezze”.

Una generazione senza paura

Nonostante il sangue versato, tra i giovani iraniani a Messina prevale la consapevolezza che il cambiamento sia ormai inevitabile. “Questa volta è diverso”, spiega un giovane intervistato, “non è solo per l’economia, è per la dignità e la libertà. La paura sta svanendo perché il futuro che ci offre questo regime è peggiore della morte stessa”. Per questa generazione, il sentimento comune è che il muro della paura sia crollato: “Quando le persone smettono di avere paura, il regime ha già perso”. Poi aggiunge: “è necessario un aiuto dall’esterno. Che sia Trump o chiunque altro ad aiutarci…”.

L’appello per un futuro laico

La mobilitazione si estende anche ai social network, dove si chiede un cambiamento politico radicale. “Vogliamo una società normale, un governo secolare dove la religione sia separata dalla politica”, concludono gli studenti, auspicando un futuro di democrazia parlamentare. Da Messina, così come dal resto d’Italia, i più giovani continuano a far sentire la propria voce. Un coro che supera i confini geografici e che si unisce in un unico appello: libertà per l’Iran.

 

Marco Prestipino