Biafra: dal sogno alla guerra

“Abbiamo combattuto come combattono gli eroi. Abbiamo osato come solo gli dei osano. Siamo disillusi dall’insensibilità del mondo verso il dramma del nostro popolo”

Ha un volto quasi inespressivo, cui fa da contorno un’espressione quasi austera. Osserva la realtà che lo circonda, come fosse immersa in un eterno istante, senza tradire un’emozione. Indossa una lunga giacca, dal colore verde militare e non accenna un movimento, impassibile. La figura che stiamo descrivendo è Odumegwu Ojukwu, generale nigeriano, salito alla ribalta durante i concitati eventi della guerra civile nigeriana. A raffigurarlo in questo modo è una statua, situata ad Owerri città che, nel 1969, fu l’ultima capitale biafrana.

 

   Durante la guerra, Ojukwu, fu il leader della breve Repubblica Biafrana (Fonte: https://ig.wikipedia.org/wiki/Chukwuemeka_Odumegwu_Ojukwu#/media/Fa%E1%BB%8Bl%E1%BB%A5:DIM_Chukwuemeka_Odumegwu_Ojukwu.jpg)
Durante la guerra, Ojukwu, fu il leader della breve Repubblica del Biafra
Fonte: https://ig.wikipedia.org/wiki/Chukwuemeka_Odumegwu_Ojukwu#/media/Fa%E1%BB%8Bl%E1%BB%A5:DIM_Chukwuemeka_Odumegwu_Ojukwu.jpg     

Biafra-Nigeria: cronache di una guerra

«Il mondo è come una maschera che danza. Se vuoi vederla bene, non restare fermo in un solo punto.»

Colui che pronuncia queste parole è lo scrittore Albert “Chinua” Achebe, appartenente all’etnia igbo. Essi, assieme agli Hausa-fulani e al popolo Yoruba, costituiscono le tre grandi etnie che emergono in una rediviva Nigeria, indipendente dal 1960.

Parliamo di gruppi etnici profondamente diversi tra loro, banalmente, anche dal punto di vista dell’organizzazione politica. Passiamo dal sistema Yoruba, imperniato intorno a monarchi chiamati Obas, contrapposti ai democratici Ibo.

Persino dal punto di vista geografico, le differenze fra i “Tre Grandi” sono palesi: gli islamici Hausa-Fulani, gruppo dominante, abita il nord del Paese, contrapponendosi agli Yoruba del sud-ovest. La zona sud-orientale, invece, ospita proprio gli Igbo, di religione cristiana (come, del resto, gli Yoruba). Ulteriore sinonimo di destabilizzazione sarà proprio lo scontro tra il Nord e il Sud, ben più prospero a livello produttivo.

Da questo contesto, possiamo tracciare un mosaico di lingue, etnie, ma soprattutto dissapori che gettano le basi di quella che sarà una disastrosa guerra civile.

I leader locali tentano di custodire il proprio potere, mentre l’élite del Nord teme una possibile egemonia dei rivali Ibo. La goccia che fa traboccare il vaso è il susseguirsi di eventi che colpisce il paese, portando al potere il generale Igbo Aguiyi-Ironsi. Quest’ultimo prende le redini di una Nigeria già sconvolta dalle controverse elezioni del 1965. Gli scontri, di li a poco, si fanno più violenti, anche a causa del forte sentimento anti-igbo diffuso nel Nord, causando lo scoppio di violenze contro quest’etnia. Così, Ironsi veniva chiamato sul banco degli imputati, venendo accusato di aver favoreggiato fin troppo il proprio gruppo etnico.

Successivamente, un ulteriore golpe destabilizza il Paese, portando all’assassinio dello stesso generale. Questa volta, lo scettro passa nelle mani di Yakubu Gowon, anche lui militare, ma non proveniente da nessuna delle due etnie (era, infatti, un Ngas).

Una volta consolidato il potere, Gowon, decide di favorire la costituzione di una nuova Federazione nigeriana, divisa in 12 Stati.  Sarà proprio questo evento che porterà la zona del centro-est a dichiarare l’indipendenza, su spinta del già citato Ojukwu, sotto il nome Repubblica del Biafra. Pochi mesi prima, si era rivelato vano persino l’ultimo tentativo di scongiurare la guerra con un incontro formale tra i leader militari ad Aburi, in Ghana.

 Così appariva la Federazione Nigeriana, dopo l'indipendenza (Fonte : https://www.pressenza.com/it/2020/10/sessantanni-fa-lindipendenza-di-un-gigante-africano-la-nigeria-parte-i/)
Così appariva la Federazione Nigeriana, dopo l’indipendenza
Fonte: https://www.pressenza.com/it/2020/10/sessantanni-fa-lindipendenza-di-un-gigante-africano-la-nigeria-parte-i/

“No victor, no vanquished”: dall’indipendenza alla sconfitta biafrana

30 maggio 1967: Il Colonello Emeka Ojukwu dichiara, unilateralmente, l’indipendenza del Biafra, citando i precedenti contri per giustificare il gesto. La secessione, viene prontamente condannata dal governo centrale, che impone un embargo. Sono vani anche i tentativi dello OAU di far rientrare la frattura pacificamente, mentre Ojukwu, almeno inizialmente, resiste strenuamente agli attacchi.

Anche il tentativo delle truppe biafrane di annettere la zona centro-occidentale si rivela un successo contro l’offensiva anti-igbo. Nonostante questi eventi, che portano alla comparsa dello stato-fantoccio della Repubblica del Benin, la Nigeria risponde alle offensive. Forte del supporto anglo-americano e sovietico riesce a cambiare le sorti del conflitto. In questo modo, il Biafra, viene messo all’angolo, già prostrato dal blocco navale, militare ed economico che l’aveva, de facto, isolato dalla Federazione.

L’opinione pubblica, segue con attenzione queste sanguinose vicende, il cui simbolo può essere riassunto in unico termine: “Kwashiorkor”. L’Occidente scopre gli orrori di una guerra che toglie la vita a centinaia tra uomini, donne, ma soprattutto bambini.

I "bambini del Biafra", termine che, dopo lo scontro con la Nigeria, entrerà nell'immaginario popolare  (Fonte : https://www.lemonde.fr/afrique/article/2020/08/25/il-y-a-cinquante-ans-au-biafra-des-milliers-d-orphelins-a-secourir_6049894_3212.html)
I “bambini del Biafra”, termine che, dopo lo scontro con la Nigeria, entrerà nell’immaginario popolare 
Fonte: https://www.lemonde.fr/afrique/article/2020/08/25/il-y-a-cinquante-ans-au-biafra-des-milliers-d-orphelins-a-secourir_6049894_3212.html

Lo scenario del Biafra coinvolge anche altri Stati che tentano di supportare i due attori principali. Si pensi alla stessa Gran Bretagna, che interviene per tutelare i propri interessi nel settore petrolifero o alla Francia che, segretamente, rifornisce le truppe secessioniste. Nel frattempo, l’opinione pubblica, si ritrova faccia a faccia con la cruda realtà del conflitto.

Emblematiche sono le immagini dei “bambini del Biafra o i reportage di autori e giornalisti che vedono la guerra in prima linea. Pensiamo al medico francese Bernard Kouchner a fondare Medici Senza Frontiere, di fronte all’attendismo della Croce Rossa Internazionale. Ad Enugu, l’inviato britannico Frederick Forsyth, vive i fatti che, di lì a poco, prenderanno vita in “The Biafra story”.

Nel frattempo, le forze in campo, non riescono a sferrare l’attacco decisivo, almeno fino al 1968. Proprio in quell’anno, la Nigeria, riprende Port Hancourt, stringendo la morsa intorno alle truppe secessioniste.

Fame, carestia e distruzione dilaniano il Paese che, nel dicembre 1969, è obbligato ad arrendersi.  L’operazione Tail-Wind, guidata dal futuro presidente Obasanjo è un successo: Gowon fugge in esilio e le sue truppe si arrendono.

15/01/1970: con Gowon “Il tragico capitolo della violenza si è appena concluso”

  L'Express annuncia la fine del conflitto in Biafra (Fonte : https://www.lexpress.fr/monde/l-express-du-7-octobre-1968-biafra-la-fin_2021441.html)
L’Express annuncia la fine del conflitto in Biafra
Fonte: https://www.lexpress.fr/monde/l-express-du-7-octobre-1968-biafra-la-fin_2021441.html

Fonti:

https://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2017/12/31/news/biafra-185565498/

https://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2017/07/13/news/nigeria_50_anni_dalla_guerra_del_biafra_tra_impuniti_e_sognatori-170719711/

https://archivio.quirinale.it/aspr/gianni-bisiach/AV-002-004464/13-gennaio-1970-finisce-guerra-del-biafra-3#n

https://www.ebsco.com/research-starters/military-history-and-science/biafras-secession-triggers-nigerian-civil-war

https://segretidellastoria.wordpress.com/2020/05/18/leccidio-di-biafra

https://waidigbenro.wordpress.com/2013/03/01/biafra-the-untold-story-of-nigerias-civil-war/

https://archive.spectator.co.uk/article/2nd-august-1969/18/forsyth-saga

Manuel Mattia Manti.