Gli esseri umani sono animali sociali, relazionali, sensibili e senzienti. Vivono immersi in un rapporto di scambio continuo con l’ambiente e tale interazione è costitutiva. Sono plasmati dall’esperienza, dall’apprendimento e dalla relazione con l’altro. E lo sono in senso letterale. Questo rapporto dinamico non determina soltanto lo sfondo in cui si stagliano le singole esperienze, ma produce modificazioni del sistema nervoso. Le sinapsi così si creano o si rafforzano. Si indeboliscono o vengono potate. Nuovi circuiti neurali possono essere creati. Ma che significa realmente tutto questo? In che misura l’esperienza è in grado di modificare il cervello? Cos’è la neuroplasticità?
La neuroplasticità
Secondo un assunto fondamentale della neurobiologia moderna, le connessioni del sistema nervoso sono modificate dall’esperienza in termini strutturali e funzionali. I cambiamenti includono variazioni nella morfologia neuronale e nel numero delle connessioni, come il rimodellamento dendritico e la riorganizzazione corticale e subcorticale. A tal proposito, la ricerca effettuata da Eleanor Maguire, docente di neuroscienze cognitive presso l’University College di Londra, ha confermato nuovamente la capacità del cervello di rimodellarsi sotto lo stimolo dell’esperienza.
Il caso dei tassisti di Londra
Il campione dello studio effettuato da Maguire è costituito da due gruppi di autisti. Uno di questi, era formato da aspiranti tassisti. In una prima fase, la struttura cerebrale dei partecipanti non presentava differenze significative. Tuttavia, dopo 3-4 anni di formazione, gli autisti di taxi presentavano un ippocampo maggiormente sviluppato. Tale formazione cerebrale è coinvolta nei processi di apprendimento e memoria. E, non a caso, anche nella navigazione spaziale. I tassisti londinesi, infatti, per poter esercitare la professione devono memorizzare in modo dettagliato la mappa della città. Proprio in virtù di tale stimolazione, il volume di materia grigia nella parte posteriore dell’ippocampo risulta superiore alla media. Lo studio ha dimostrato inoltre che la neuroplasticità non è limitata all’età evolutiva. Al contrario, anche il cervello adulto possiede una significativa capacità di riorganizzazione.

Il ruolo delle sinapsi
Il cervello umano, pur possedendo un volume relativamente ridotto, conta circa cento miliardi di cellule nervose. Queste comunicano attraverso le sinapsi, punti di contatto che garantiscono la trasmissione del segnale nervoso. La plasticità neurale si manifesta in modo particolare proprio attraverso le modificazioni sinaptiche. Queste possono diventare più o meno efficienti in base alla frequenza della loro attivazione. Una connessione sinaptica utilizzata ripetutamente tende a rafforzarsi, aumentando la probabilità che il segnale venga trasmesso in modo efficace. Al contrario, altre possono indebolirsi fino a essere potate.
Consolidamento sinaptico del pensiero disadattivo
Per questa ragione, cambiare pattern di pensiero disfunzionale spesso risulta difficile. Esperienze ripetute di stress, paura o evitamento possono stabilizzare circuiti neurali associati a risposte rigide, percepite come normali perché familiari. Modificare schemi consolidati implica indebolire connessioni sinaptiche preesistenti e costruirne di nuove. Questo processo non solo richiede tempo e ripetizione, ma una forte motivazione.
Le basi neurobiologiche della ruminazione
La ruminazione, per esempio, consuma tempo e richiede una sconfinata quantità di energia. Tuttavia, appare al singolo come una modalità di risoluzione dei problemi. Per ruminazione si intende una forma di pensiero ripetitivo e intrusivo su problemi, esperienze negative o spiacevoli. Apparentemente permette di sfuggire a una sensazione spiacevole. Di fatto non fa altro che mantenere e intensificare lo stress e l’ansia. La ruminazione è associata a circuiti cerebrali ben definiti. Il Default Mode Network, per esempio, sembrerebbe essere coinvolto in questo meccanismo. Trattasi di una rete neurale che comprende determinate aree corticali interconnesse, tra cui l’area parietale, temporale e la corteccia prefrontale mediale. Essa si attiva quando il cervello è a riposo e favorisce così il pensiero introspettivo, il ricordo delle esperienze passate, la previsione del futuro, la comprensione degli stati mentali altrui. Tale circuito correla positivamente con numerosi disturbi, come depressione, ansia e disturbo post-traumatico da stress. Tuttavia, è bene tenere a mente che il Default Mode Network non è patologico di per sé, lo diventa quando la sua connettività è alterata e viene rafforzato dalla ripetizione.
Secondo Eric Kandel, neurobiologo statunitense di origine austriaca, siamo ciò che siamo in virtù di ciò che abbiamo imparato e che ricordiamo. Siamo il risultato di un’interazione complessa tra geni e ambiente. L’esperienza assume così un valore fondamentale. Non solo rimodella il nostro cervello, ma determina la nostra individualità.
Federica Virecci Fana
Sitografia:
https://www.treccani.it/enciclopedia/plasticita-neurale_(Dizionario-di-Medicina)/
https://www.stateofmind.it/rimuginio-ruminazione/
https://www.stateofmind.it/2020/02/default-mode-network-rimuginio/
https://www.studioprometheus.net/post/la-ruminazione