L’anno scorso Marco Castello ci ha stupito con numerose uscite musicali: molte interessanti, altre meno. Ma forse bisognava solo aspettare la sua fine per poter ascoltare uno dei migliori album italiani del 2025.
Dalla nostra Sicilia, musicista siracusano che si è fatto conoscere grazie ai suoi progetti solisti e featuring con artisti quali Nu Genea, Fulminacci, Mace e Venerus, esce con il suo terzo album, Quaglia Sovversiva, pubblicato dalla propria etichetta Megghiu Suli il 21 novembre in formato fisico e il 12 dicembre in streaming.
L’uscita è stata anticipata dai singoli Editto Dal Sottoscoglio e All’Acqua Ghiacciata.
Castello ci trascina all’interno di un viaggio musicale unico, dove in soli 10 brani ci fa vivere sonorità variegate, liriche giocose e atmosfere mistiche ma cariche di tanta attualità, con una storia che rapisce l’ascoltatore dall’inizio alla fine.

Marco Castello tra cantautorato italiano, musica siciliana e prog rock, con una nota di umorismo internettiano
La musica di Marco Castello è da sempre stata caratterizzata da un dualismo curioso: quello tra un sound che affonda le sue radici nella musica alternativa degli anni ’70 e ’80 e un linguaggio figlio di Internet, un miscuglio tra meme, riferimenti pop e dialetto siculo.
Due facce di una stessa medaglia che hanno colpito sia ascoltatori più navigati, figli di quel genere di musica, sia giovani che parlano la sua stessa lingua.
In questo disco le ispirazioni musicali sono molte: passiamo dal cantautorato italiano con note più leggere alla Lucio Battisti e ritmi più funk stile Pino Daniele, chitarre e synth dal gusto prog rock degni della discografia dei Pink Floyd e della PFM, fino a passare alla tradizione siciliana, con vari rimandi a Franco Battiato e alla tarantella, il cui riconoscibile stile lo sentiamo nel finale di Eureka.
Tutte queste influenze, unite ai rumori ambientali che si possono sentire traccia dopo traccia, donano a Quaglia Sovversiva un sound unico, che rendono la musica di Marco originale e riconoscibile. Seppur non risulta essere il progetto meglio curato musicalmente del suo catalogo.

C’è un mondo marcio a cui disobbedire: la storia di Quaglia Sovversiva
Questo progetto, infatti, prende una direzione differente rispetto ai precedenti lavori di Marco Castello. Rispetto a Contenta Tu e Pezzi Della Sera, Quaglia Sovversiva si scosta dai testi più personali e autobiografici, per parlare stavolta della Sicilia intera, partendo pur sempre dalla sua città, Siracusa.
Le lyrics sono un’elemento fondamentale: servono a raccontare una storia che scorre per tutto l’album, che non si interrompe mai.
L’ambientazione è Ortigia (o Quaglia, dal suo nome greco), l’isola del centro storico siracusano, che fa da palcoscenico di un racconto immaginato come una sorta di colonna sonora di un film che stiamo vedendo al cinema.

I pettri carunu, ‘U cori è d’azzaru, Nui vincemu: i “sovversivi” propositi e desideri di Marco Castello
Con questa frase tratta da Scoglio Volante, pezzo di chiusura del disco, possiamo capire da qui l’elemento centrale.
Le pietre cadono, il cuore è d’acciaio, noi vinciamo
Castello, con Quaglia Sovversiva, dipinge l’immagine di un popolo siciliano che resiste ad una terra che piano piano ha perso la propria identità, non più cosciente della propria storia e del suo patrimonio culturale. Una Sicilia che ad oggi è sempre più oggetto di consumismo, overtourism e mosse volte solo al mero guadagno.
Per questo, uno degli aspetti più importanti nel disco è proprio la sovversione, presente proprio nel titolo stesso: una ribellione necessaria per liberare l’isola dai suoi problemi, con con l’uso di immagini che mescolano tradizione mitologica e popolare con scenari quasi no sense. Un mondo marcio a cui disobbedire, come viene definito alla fine di Fare Ninna.
Basti pensare a Editto Dal Sottoscoglio: brano dove si dichiara di coprire di cacca la base militare di Sigonella. Una scena comica, ma esplicativa delle intenzioni del cantautore siracusano.
Non solo critica: la speranza di un futuro migliore per la Sicilia
Nel mezzo di tutta la negatività denunciata e criticata, la speranza non è mai l’ultima a morire. Sotto quell’ironia pungente e nascosta da strati e strati di meme e battute, Marco Castello ci parla del futuro che lui stesso auspica per la sua isola. In All’Acqua Ghiacciata egli stesso dice:
E ci riapproprieremo degli spazi
E rifaremo bella la città
E impareremo ancora a fare cose con le mani
Finalmente, finalmente meno artisti e più artigiani
Una Sicilia che torni a riabbracciare ciò che è sempre stata: terra di arte e meraviglie, di storie leggendarie e cultura inestimabile. Dove ci siano meno persone che si definiscono artisti per il solo gusto di farlo, ma più artigiani che ci mettano il cuore in ciò che fanno, come Marco stesso ha fatto con Quaglia Sovversiva.
Una lettera aperta alla sua isola, tanto amata quanto odiata, racchiusa in un album che continuerà sicuramente a far discutere per molto.

Giacomo De Salvo