31 dicembre. Amici, musica, un ambiente da sogno tra le montagne innevate della Svizzera. Una delle serate più indimenticabili dell’anno presto si trasformerà in una tragedia. E’ da poco passata la mezzanotte quando i camerieri, tra i sussulti dei ragazzi e la musica a tutto volume, stanno passando tra i tavoli alzando al cielo le Sparklers, da sempre simbolo di svago più sfrenato. E’ un attimo: la scintilla delle fiaccole sfiora il soffitto, troppo basso, incendiandone rapidamente il rivestimento (probabilmente un fono assorbente). L’ambiente, che prima accoglieva risate e urla, presto diventa una camera a gas. Non si avverte subito la pericolosità dell’accaduto. Sono diversi i filmati di ragazzi – tra cui molti minorenni – che riprendono con il cellulare, le ancora, deboli fiamme. I più accorti tentano una fuga disperata, e forse sarà proprio questa a segnare il destino di 40 persone: è la rottura di una finestra, con la conseguente entrata di aria, a far divampare il fuoco e a rendere impenetrabile le vie di uscita.
“La scala era impraticabile, tutti si accalcavano” raccontano i superstiti, che nonostante la via di fuga raggiunta, presentano ustioni nel 70% del corpo.
Giovanissimi perdono la vita nell’incendio. Tra di loro sono sei i ragazzi italiani

Sono sei le giovanissime vite che si sono spente la notte del 1 gennaio: le salme di Riccardo Minghetti, Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Chiara Costanzo e Sofia Prosperi sono rientrate il 6 gennaio dalla Svizzera per celebrarne i funerali. Migliaia di persone si sono riunite nella Cattedrale di San Pietro a Bologna, nella Basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano e nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo a Roma, riempiendo le città di fiori bianchi e cercando di mostrare tutto il proprio sostegno alle famiglie delle vittime.
“Sono così arrabbiata che sei stata portata via dalla vita a sedici anni, non dovevi nemmeno essere lì, dovevi andare da un’altra parte”
La frustrazione, lo sgomento anima il discorso della sorella di Chiara Costanzo, Elena Costanzo, nella basilica di Santa Maria delle Grazie di Milano. Ma non è l’unica: la famiglia di Emanuele Galeppini, diciassettenne genovese anch’egli vittima dell’incendio, vuole disperatamente la verità. Vuole giustizia dalle autorità svizzere che si sono chiuse in un silenzio stampa, lasciando nell’animo della famiglia il peso del lutto e il bisogno di sapere cosa sia successo al figlio.
“Il primo gennaio hai perso la vita e io l’ho persa con te, a differenza tua io vivrò con un vuoto incolmabile ma tu no. […] amavi la musica, il piano e la chitarra, Battisti, De Gregori, il rock degli anni passati, ma volevi anche fare il Dj. Eri molto empatico, per chiunque ti abbia conosciuto. […] non potrai più andare a trovare quella ragazza, non potrai provare la moto nuova, non potrai percorrere la strada che avevi davanti, grazie dei 16 anni che ci hai regalato. Ti amerò per sempre”
Giuseppe Tamburi, padre di Giovanni Tamburi mostra tutto il suo dolore durante un evento al quale non avrebbe mai voluto partecipare: il funerale del figlio. Compagni di scuola, di calcio, amiche del cuore: tutti si sono stretti in un giorno di profonda disperazione.
Era possibile evitare ciò?
Nonostante ancora gli accertamenti siano in corso, il bisogno di verità assale le famiglie delle vittime. Secondo l’avvocato delle famiglie era necessario arrestare nelle 24 ore successive alla strage i coniugi Moretti, proprietari de Le Costellation, locale dove la notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio hanno perso la vita 40 vittime, tra giovani e giovanissimi, con 111 feriti e dispersi. La coppia era riuscita in pochissimo tempo a costruire un vero e proprio impero economico, senza richiedere mutui o prestiti alle banche. Alle autorità svizzere è sorto spontanea la domanda: come sono riusciti a pagare tutti i locali di loro proprietà?
Le Costellation, nato come sala da tè, trasformato in lounge bar e divenuto una discoteca a tutti gli effetti, era il luogo di ritrovo per chi voleva ostentare uno stile di vita agiato, e come a San Valentino negli anni precedenti, anche il 31 dicembre era affollato di giovani che non aspettavano altro che ballare e trascorrere il primo giorno dell’anno con gli amici e lussuosi divertimenti. Il sindaco di Crans-Montana però ha ammesso che il locale non veniva sottoposto a controlli dal 2020, e l’uscita di emergenza era stata chiusa per evitare che entrasse qualcuno senza pagare. Dopo essersi accertati che l’incendio è stato accidentale e non doloso, seguiranno accertamenti sulla coppia Moretti, ad oggi accusata di omicidio e lesioni colpose.
Elisa Dragotto