La Regina Elena e Messina

Il volto umano del soccorso dopo il terremoto del 1908

All’alba del 28 dicembre 1908, Messina e Reggio Calabria furono colpite da una delle più gravi catastrofi della storia europea contemporanea. In pochi istanti, una violentissima scossa sismica, seguita da un devastante maremoto, annientò le due città e gran parte del territorio circostante. Interi quartieri scomparvero sotto le macerie, mentre decine di migliaia di persone persero la vita.

L’arrivo della Regina Elena

A pochi giorni dalla catastrofe, Vittorio Emanuele III ed Elena di Montenegro raggiunsero lo Stretto per testimoniare la vicinanza della Corona a una terra martoriata. Non si trattò di una visita meramente simbolica o protocollare: la presenza della Regina assunse fin da subito un carattere profondamente umano, quasi intimo, in netta controtendenza rispetto alla distanza che solitamente separava la monarchia dal popolo.

Per ragioni di sicurezza le fu inizialmente impedito di sbarcare, ma ciò non attenuò la determinazione con cui scelse di rendersi utile. La Sovrana, infatti, trasformò la nave reale in un’infermeria improvvisata, dedicandosi personalmente alla cura dei feriti e mettendo in pratica le competenze mediche che aveva acquisito per vocazione e studio. Nei giorni successivi, la Regina continuò a operare tra i sopravvissuti.

Le cronache dell’epoca la descrivono instancabile, animata da una pietas autentica, capace di chinarsi sul dolore altrui.

L’impegno oltre l’emergenza e la gratitudine della città

L’azione della Regina Elena non si esaurì con la permanenza nello Stretto.

Tornata a Roma, si fece promotrice di iniziative di assistenza e raccolte di fondi per i sopravvissuti, sostenendo la realizzazione di alloggi provvisori destinati agli sfollati. Tra questi, il Villaggio Regina Elena, simbolo concreto di una solidarietà che non volle essere effimera, ma strutturata e duratura.

Il suo operato contribuì ad alleviare non solo le sofferenze materiali, ma anche quelle morali di una comunità privata di tutto. In un momento storico in cui lo Stato faticava a organizzare una risposta efficiente a una tragedia di tale portata, la Regina seppe offrire un esempio luminoso di impegno civile e compassione operosa.

La città di Messina non dimenticò quel gesto. Nel secondo dopoguerra, il sentimento di gratitudine si tradusse nella realizzazione di un monumento dedicato alla Regina, che ancora oggi ne celebra l’opera umanitaria. Ogni anno, durante le commemorazioni del terremoto del 1908, il nome di Regina Elena riaffiora come emblema di solidarietà e umanità, parte integrante della narrazione identitaria di Messina.

 

Fonti:

www.agi.it

Giusy Lanzafame.