Il pagliaro messinese, in dialetto detto “‘U pagghiaru“, è una tradizione folkloristica tipica della città di Messina.
L’origine del nome deriva da una sorta di cesto o piccola struttura di vimini utilizzata in passato per contenere tutto il raccolto dell’anno che la madre terra aveva donato alla popolazione. La consuetudine si trasformò in ricorrenza tipica delle feste popolari e riti religiosi, spesso legati al periodo natalizio o alla celebrazione di Santi patroni.
‘U pagghiaru non è solo un oggetto materiale: rappresenta anche un simbolo della comunità, della condivisione e della creatività popolare, tramandato di generazione in generazione. Attraverso questa pratica, si possono osservare gli aspetti più autentici della cultura messinese, legati alla vita quotidiana, alla religione e alla manualità artigiana.
Le radici contadine del rito
La Sicilia, terra fertile e abbondante, fu la conquista di tanti popoli traboccanti di tradizioni e cultura da innestare, una tra queste è proprio quella del pagghiaru. Essa approda le sue radici nel lontano XI secolo per opera dei padri Basiliani, arrivati in Sicilia successivamente alla popolazione normanna e insediatisi nel casale di Bordonaro, oggi quartiere messinese.
Furono i padri Basiliani – monaci che vivevano secondo la regola di San Basilio e perseguivano la perfezione cristiana attraverso una vita di preghiera e lavoro – a introdurre nel territorio riti e consuetudini provenienti dall’Armenia, loro terra d’origine. La loro presenza contribuì a saldare la dimensione spirituale con quella rurale e agricola, dando forma a pratiche e simboli legati al mondo contadino.
In questo contesto si inserisce il pagliaro, espressione concreta di un modo di vivere in cui fede, lavoro dei campi e comunità si intrecciavano profondamente.
In particolare, i monaci costruivano, grazie all’aiuto degli abitanti del luogo, un grande albero a forma di capanna in ricordo dell’albero dell’abbondanza medievale ma anche senso di rifugio e, in chiave cristiana, simbolo di natività. Difatti, questa consuetudine si trasformò nel tempo in una vera e propria ricorrenza in occasione del 6 gennaio per festeggiare l’Epifania, apparizione di Gesù ai Magi.

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Oggi come ieri, la tradizione rivive
La preparazione della festa richiede qualche giorno e vede la partecipazione attiva dei residenti del quartiere Bordonaro, ma anche di persone provenienti dalle zone limitrofe.
A partire dal 4 gennaio prende il via la preparazione dell’alto palo di nove metri che verrà scalato il 6 gennaio. Si comincia con il recupero di materiale legnoso come verghe di castagno e di acacia. Successivamente vengono intrecciate quattro travi attorno ad un cerchio di ferro per realizzare la cosiddetta “crucera”.
Terminata la struttura, viene addobbata con diversi oggetti colorati: cartoncini e nastri, prodotti della terra come arance e limoni ma anche pane e ciambelle, salsicce e denaro. Alla sommità della capanna vengono inseriti prodotti culinari e un premio in denaro.
Per partecipare alla gara è necessario prenotarsi e seguire alcune indicazione previste dal regolamento comunale, tra cui:
- essere maggiorenni e non aver superato i 40 anni di età.
- Essere in possesso della certificazione di idoneità alle attività sportive.
- Avere n. 2 sostenitori.
- Accettare il limite massimo di 14 partecipanti.
Vi sono, poi, delle norme specifiche:
- È vietato scalare il Pagghiaru dall’interno della struttura.
- È vietato qualsiasi contatto fisico volontario con altri partecipanti.
- È vietato iniziare l’arrampicata prima dello sparo di mortaio.
- In caso di arrivo simultaneo, faranno fede le immagini video per la proclamazione del vincitore.
- È vietato lanciare agrumi o ciambelle con violenza verso gli astanti.
Il 6 gennaio, infine, la piazza di Bordonaro si riempie di scalatori, tifosi e curiosi, dando vita al momento più atteso della festa.
I giovani messinesi che gareggiano alla scalata del pagliaro si muovono abilmente grazie ai consigli degli anziani esperti o dei vincitori delle scorse edizioni.
Prima dell’assalto alla struttura campaniforme si procede con un rito di benedizione delle acque e del pagliaro.
Vince il rampicatore che riesce ad afferrare la crucera posta alla sommità del pagliaro. Durante la scalata ad ostacoli, è possibile assistere al lancio dei prodotti culinari alla folla incitatrice disposta a cerchio al di sotto della struttura.
Terminata la scalata, si prosegue in sacrestia della parrocchia di quartiere per concludere con un rito cavalleresco denominato: “Cavadduzzu e l’omu sarbaggiu”. Due uomini indossano degli abiti indicanti l’uno un cavallo e l’altro un’armatura completa, simbolo dell’ “omu sarbaggiu”. I due si sfidano in una battaglia alternativa di pochi minuti fatta da passi di danza a suon di petardi. Il vincitore della “battalata” è, per tradizione, il “cavaddruzzu” che deve sparare l’ultimo petardo in segno di vittoria.

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Un rito antico: radice e continuità
L’importanza di parlare ancora oggi di questa festa risiede nel desiderio che le generazioni future conoscano le tradizioni culturali del proprio territorio.
‘U pagghiaru rappresenta molto più di una semplice festa popolare: è un’espressione profonda della cultura e dell’identità messinese. Attraverso i suoi simboli, i riti e i momenti di condivisione, questa tradizione racconta la storia di una comunità legata alla terra, al lavoro contadino e ai valori della solidarietà.
Il pagliaro, costruito con materiali semplici e naturali, diventa il segno concreto di un passato fatto di sacrificio, ingegno e rispetto per la natura.
Durante la festa, il coinvolgimento collettivo rafforza il senso di appartenenza e trasmette alle nuove generazioni l’importanza di custodire le proprie radici. Musica, racconti, sapori e gesti antichi si intrecciano, creando un ponte tra ieri e oggi, tra chi ha vissuto la tradizione e chi la scopre per la prima volta. In questo modo, il pagliaro non resta un ricordo statico, ma si rinnova ogni anno, adattandosi al presente senza perdere la sua autenticità.
Concludendo, il Pagliaro è la dimostrazione di come le feste popolari possano continuare a vivere nel tempo, mantenendo viva l’anima di un territorio e rafforzando il legame tra le persone. Preservare e valorizzare questa festa significa proteggere un patrimonio culturale prezioso, capace di raccontare la vera essenza di Messina e della sua gente.
Fonti:
https://www.ora-et-labora.net/regulabasilii.html
https://www.siciliafan.it/upagghiaru-bordonaro-origini-storia-messina/
https://www.siciliainfesta.com/feste/u_pagghiaru_a_bordonaro_messima.htm
Elena Zappia.