Il mito nell’antichità: dalle Sirene al Vello d’Oro
Nella mitologia greca, Scilla e Cariddi erano due mostri marini che abitavano il pericoloso passaggio nello Stretto di Messina. Rappresentavano le forze distruttive del mare, fatte di scogli e di vortici, vere e proprie insidie per le imbarcazioni antiche. Scilla – “colei che dilania” – e Cariddi – “colei che risucchia” – erano gli appellativi della dea del Mare distruttrice. La leggenda dei due mostri ebbe grande popolarità in tutto il mondo antico.
Il libro XII dell’Odissea di Omero è il libro dedicato a Ulisse e alle Sirene. Quella delle Sirene è la terzultima prova che Ulisse e i suoi compagni sono chiamati ad affrontare.
Quando Odisseo decide di turare le orecchie ai suoi compagni con la cera, ma di farsi legare all’albero della nave, senza alcuna protezione contro il canto delle Sirene, dimostra una sua caratteristica che lo accompagna per tutto il poema: la voglia di conoscere e di sapere.
Sarà proprio su questo aspetto che le Sirene faranno leva per spingerlo a raggiungerle: egli riuscirà a resistere e a difendersi, non dalle sirene ma da se stesso, dai suoi desideri, dalle sue passioni più forti. La prova delle Sirene è il simbolo dell’uomo messo a confronto con il proprio modo di essere. Il detto greco γνῶθι σεαυτόν – “conosci te stesso” – è alla base di questa prova e diventa l’arma grazie alla quale Odisseo riesce a superarla.
Il mito degli Argonauti condivide la stessa dimensione di viaggio e di prova: gli Argonauti furono un gruppo di eroi greci, tra cui Eracle, il quale sotto la guida di Giasone, affrontò un lunghissimo viaggio verso la Colchide a bordo della nave Argo alla conquista del Vello d’Oro, il mando d’oro dotato di poteri magici. Durante il tortuoso viaggio di ritorno, gli Argonauti raggiunsero le coste dove risiedevano le Sirene: qui riuscirono a sfuggire al loro canto grazie al suono melodioso della lira di Orfeo.
Dalla Grecia classica all’età contemporanea
Nella Grecia classica, Scilla e Cariddi smettono di essere soltanto mostri marini. I poeti e i filosofi li trasformano in simboli di dilemmi morali e politici: essere “tra Scilla e Cariddi” diventa un modo di dire per rappresentare la condizione di chi è stretto tra due mali inevitabili, obbligato a scegliere il minore.
Le tragedie evocano la loro presenza per amplificare la tensione drammatica: eroi e re si trovano davanti a decisioni fatali, e il mito diventa specchio della fragilità umana. Non più soltanto creature che divorano marinai, ma incarnazioni di forze ineluttabili che mettono alla prova la virtù e la saggezza.
Con i Romani, Scilla e Cariddi non restano soltanto figure di fantasia: entrano nella geografia e nella storiografia.
Virgilio e altri autori latini riprendono il mito, intrecciandolo con la narrazione epica e con la costruzione di un Mediterraneo che è insieme spazio reale e immaginario. Nel III canto dell’Eneide, Virgilio cita i due mostri marini: Scilla viveva nell’antro collocato sul litorale destro, mentre Cariddi era situata sul litorale sinistro.
A differenza di Odisseo, il quale sceglie di affrontare Scilla, Enea passa per il litorale sinistro, imbattendosi in Cariddi. In questo modo, Scilla e Cariddi non appaiono più come un passaggio obbligato, ma come un pericolo che può essere aggirato seguendo una rotta diversa da quella intrapresa da Odisseo.
L’espressione “trovarsi tra Scilla e Cariddi” – dal latino “Incidis in Scyllam cupiens vitare Charybdin” – significa oggi “evitare un pericolo esponendosi ad un altro ancora peggiore”. Lo si ritrova in particolare nelle favole di Jean de la Fontaine e lo sentiamo anche dal Mago Gandalf nel film “Lo Hobbit: un viaggio inaspettato”.
Nel Medioevo, Scilla e Cariddi non scompaiono: si trasformano. Le mappe medievali li raffigurano ai margini del mondo conosciuto, simboli di un mare che resta misterioso e minaccioso. Diventano la metafora universale della condizione umana di fronte a scelte difficili e pericoli ineluttabili.
Nella nota terzina del VII canto dell’Inferno della Commedia dantesca “Come fa l’onda là sovra Cariddi, […] che si frange con quella in cui s’intoppa, […] così conviene che qui la gente riddi.” la poesia abbandona l’aspetto mitologico e dà una visione reale dei turbolenti movimenti marini che caratterizzano le acque dello Stretto di Messina, focalizzando l’attenzione alle alternate fasi delle correnti opposte.
Con il Rinascimento, pittori e cartografi riportano le figure su tele e sulle carte, mentre gli umanisti le citano come esempi di dilemmi morali.
Nell’età contemporanea, Scilla e Cariddi diventano parte del linguaggio quotidiano e della cultura europea. Scrittori e pensatori li evocano per descrivere dilemmi politici, sociali ed economici, trasformando il mito in una metafora della difficoltà di scegliere tra due mali.
La locuzione “tra Scilla e Cariddi” si diffonde nei testi letterari e nei discorsi pubblici, assumendo un tono proverbiale. Anche le arti visive contribuiscono a mantenerne viva la forza: pittori e incisori raffigurano i due mostri come simboli di un Mediterraneo che resta crocevia di pericoli e opportunità.
Il presente: metafora universale
Oggi l’espressione “trovarsi tra Scilla e Cariddi” indica uno stato di immobilità di una persona di fronte a due eventi che possono causare danni irreparabili. Ma non rappresenta solo questo: può riferirsi anche a ostacoli che possono costare caro per la vita, per il futuro o per l’argomento di cui si sta parlando.
Quest’espressione può essere utilizzata in vari contesti lavorativi e di vita quotidiana: dal linguaggio aziendale per indicare che due investimenti possono portare alla bancarotta, all’ambito sportivo quando si devono affrontare allenamenti molto pesanti con il rischio di incorrere in infortuni.
Ad oggi, il loro valore non sta più nella minaccia fisica, ma nella capacità di raccontare la condizione umana: vivere tra forze opposte, scegliere il male minore, affrontare il rischio pur di andare avanti. Così, lo Stretto di Messina non è soltanto un luogo geografico, ma un simbolo eterno: un promemoria che il mito, lungi dall’essere un racconto lontano, continua a parlarci con voce potente, aiutandoci a leggere la complessità del presente.
Fonti:
https://www.panaiotiskruklidis.com/viaggio-tra-scilla-e-cariddi/
https://www.greciaroma.com/scilla-cariddi
https://www.sololibri.net/Trovarsi-tra-Scilla-e-Cariddi-significato.html
https://www.studenti.it/ulisse-sirene-mito-riassunto-parafrasi-libro-xii-odissea.html
https://www.lasiciliainrete.it/argonauti/
https://sites.google.com/leomajor.edu.it/lecreaturedellibroiii/scilla-e-cariddi
Desirée Gullì