Stranger Things 5 approda finalmente su Netflix in tutto il mondo. Milioni i fans del fortunatissimo franchise – i cosiddetti nerds – che ieri, 27 novembre, hanno finalmente potuto guardare il primo volume (volumi due e tre in uscita rispettivamente a Natale e a Capodanno) della stagione finale, dopo un’attesa di più di 3 anni dalla precedente.
Questa volta ad Hawkins le minacce sono più vicine, più tangibili ed inquietanti; i personaggi più vulnerabili; le conseguenze delle loro scelte più immediate. Il clima di fermento che si respira per i primi quattro episodi sottolinea la determinazione di ognuno dei protagonisti, che sembrano ormai capire e prevedere le mosse del nemico. Non esserne mai sazi è il prezzo da pagare dopo averla iniziata. Questa serie-fenomeno globale attira una visione quasi compulsiva: finito un episodio, è impossibile fermarsi.
Stranger Things 5 punta tutto sui colpi di scena
Uno degli elementi più riusciti della stagione sono sicuramente i numerosissimi colpi di scena – ogni episodio ne contiene almeno uno – in grado di ribaltare la percezione dello spettatore. Non si tratta di trovate inserite solo per stupire, ma di svolte narrative che prendono forma in modo organico dalla storia e dai personaggi, rendendo l’effetto sorpresa ancora più efficace. Gli autori giocano continuamente con aspettative e anticipazioni, lasciando intuire conclusioni che poi risultano essere totalmente diverse da ciò che ci si aspettava. È una stagione che non permette mai di sentirsi al sicuro: tutto può cambiare, e non sempre c’è un lieto fine. Hawkins stessa, come luogo simbolico della serie, appare più vulnerabile, quasi sul punto di sgretolarsi dall’interno.
Stranger Things 5: nessuno è al sicuro. Mai.
E poi c’è la tensione costante. Non esiste un singolo episodio che conceda davvero un momento di respiro. Vecna ci sta proprio col fiato sul collo, ed ogni istante potrebbe essere quello fatale. Ogni scelta dei protagonisti ha un peso drammatico, ogni azione un costo emotivo: nulla viene lasciato al caso. In questo contesto, tutto è imprevedibile, persino alcuni dei personaggi principali, come Dustin Henderson e lo stesso Will Byers, appaiono profondamente cambiati e segnati da ciò che hanno vissuto. L’inferno di Hawkins impatta sulla vita di tutti, logorando ognuno dei protagonisti senza tregua. Ognuno di loro ha una personalissima ragione per voler sconfiggere Vecna una volta per tutte: chi per paura, chi per vendetta, chi per riscatto e chi per proteggere la persona che ama. Questi sentimenti, individuali ed intimi, uniti allo scopo comune di salvare la città di Hawkins, sono l’incentivo che spinge i nostri protagonisti all’azione, e non hanno mai fatto così sul serio prima d’ora.

Holly Wheeler: l’eroina delle favole in una Hawkins disillusa
Buon sangue non mente, ed effettivamente è proprio la sorellina di Mike e Nancy, Holly, l’elemento di novità di questa stagione. Sembra essere di fondamentale importanza nell’intreccio delle vicende della serie dal momento che avrà a che fare direttamente col nemico: che sia lei, forse, la chiave per trovare una via d’uscita dall’accanimento di Vecna e delle creature del sottosopra? Questo non lo sappiamo, ma di certo abbiamo guadagnato quello che sembra essere un personaggio estremamente intrigante sia visivamente che funzionalmente. Visualmente sembra infatti ispirata all’immaginario delle più classiche tra le favole: un‘Alice in Wonderland che cerca di orientarsi in un mondo d’illusione, una Cappuccetto Rosso che si confronta col lupo, una Gretel che mangia alla casa della strega, un Pollicino che sfugge all’Orco prima che lo mangi vivo. I parallelismi con una sacerdotessa del party di D&D di Mike, poi, fanno sperare in un risvolto epico della sua vicenda.

Vecna non si ferma: il sangue scorre per le strade
Prima di tutto – vi prego – possiamo parlare del glow up pazzesco di Vecna? Chi si ricorda dell’ammasso di fibre con camminata ancheggiante e una marcata lordosi alla schiena, sarà piacevolmente sorpreso di un significativo cambio look del nostro antagonista. Effettivamente, come incarnazione del male, non rendeva mica tanto. La sua entrata in scena nella stagione 5 è, invece, un solenne défilé per sfoggiare una nuova corazza, che ricorda i rami attorcigliati di una vite bruciata, con degli aculei aguzzi, occhi di ghiaccio e – diciamolo – un vitino da vespa. Il nuovo look e la teatralità del personaggio meritano assolutamente un plauso, perché contribuiscono a dare vera dignità a una figura crudele, subdola e macabra come nessun’altra. Un antagonista complesso e sfaccettato come Vecna non si vedeva da anni e, finalmente, anche il suo design gli fa giustizia (anche grazie alla magistrale interpretazione di Jamie Campbell Bower, che non ha bisogno di presentazioni).

Ma oltre ai panni che veste, Vecna, è prima di tutto un feroce assassino. Un crudele mentalista che gioca con i corpi morti, trova piacere nella sofferenza degli inermi succubi della sua rabbia. Ebbene la sua crudeltà trova ampio spazio in questa stagione, la sua furia si abbatterà su tutta la città, e non risparmierà nessuno. Aspettatevi una strage alla Tarantino.
I Duffer Brothers e il loro folle esperimento chiamato “Stranger Things”
Una nota di merito va ai gemelli Duffer per una regia dinamica e studiata nel dettaglio.
Molti i parallelismi con la prima stagione, come a voler sottolineare un ritorno all’origine o un percorso full circle per lo sviluppo dei personaggi. Paralleli, ad esempio, sono i fratelli Wheeler: Mike e Nancy. Entrambi naturalmente inclini alla leadership, tornano ad essere l’anima (anzi “il cuore”) della missione, dopo una quarta stagione all’insegna delle incertezze e delle fragilità. A dimostrarlo un’alternanza di primi piani di uno e dell’altra mentre spiegano ai compagni il loro piano per sconfiggere Vecna. Abbiamo poi molte sequenze che evocano ricordi come flashbacks o come fossero diapositive di uno slideshow. Si tratta di scelte emotivamente evocative e spiazzanti, che fanno immedesimare lo spettatore con il mondo interiore dei personaggi.
Interessantissimo poi il piano sequenza nel finale, in cui la telecamera segue il disperato tentativo di fuga dei protagonisti da una strage. Un’interpolazione di elementi in CGI, effetti speciali, stunts e effetti sonori. Il tutto in una palette di colori sempre riconoscibile.

Perchè Stranger Things ci tiene incollati allo schermo?
A rendere il tutto ancora più enfatico sono sicuramente le tracce scelte come colonna sonora di questa impresa, che contribuiscono a contestualizzare la storia all’interno del periodo in cui hanno luogo i fatti. All’insegna della nostalgia, Stranger Things fa sentire alla nostra generazione la mancanza di un periodo che non ha mai vissuto. Ha quel sapore alla Stand by me e quindi accoglie, attraverso luci, colori e un immaginario immenso e complesso che abbraccia ma inquieta allo stesso tempo.

Un lavoro magistrale, poi, quello del team marketing che si è occupato della promo della serie. Un press tour estremamente fruttuoso, migliaia di contenuti originali, decine di interviste, partnerships geniali con i più grandi nomi tra brand e figure del mondo dell’intrattenimento per finire con una presenza massiccia sui social. Ovunque da mesi si parla di Stranger Things e nessuno se ne lamenta: hanno generato un’ondata di hype di portata colossale e ogni passo della strategia di promozione ha avuto un tempismo perfetto. Tra Wicked e Stranger Things, il marketing nell’intrattenimento ha raggiunto un livello mai visto nell’ultimo anno.

Una nuova eredità
Stranger Things 5 rappresenta il culmine di un percorso narrativo che, stagione dopo stagione, ha saputo espandersi senza perdere mai la capacità di sorprendere. Questa quinta stagione non solo raccoglie l’eredità delle precedenti, ma la amplifica, regalando agli spettatori un viaggio emotivo e narrativo che combina tensione e coraggio in un contesto altamente ansiogeno. Fin dal primo episodio, infatti, si percepisce che il mondo di Hawkins è giunto a un punto di non ritorno: gli equilibri costituiti con fatica dai protagonisti vengono spezzati, trascinando ciascuno di loro in una serie interminabile di intrecci imprevedibili.

Carla Fiorentino e Asia Origlia