Il 17 maggio di trentuno anni fa l’omosessualità veniva cancellata dalla lista delle malattie mentali, stilata dall’Oms. Anche se ci vollero ancora quattro anni, affinché la decisione diventasse effettiva, con la successiva edizione del Dsm (Diagnostic and statistical manual of mental disorders), approvato nel 1994, questa fu un avvenimento decisivo per tutto il mondo.
Fu Louis-Georges Tin, curatore del “Dizionario dell’omofobia”, l’ideatore della Giornata internazionale contro l’omofobia. Dal 2004 nel mondo, dal 2007 in Europa, questa ricorrenza, si è trasformata, nella Giornata contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.
(fonte: ilfattoquotidiano.it)
In questa ricorrenza, vengono promosse iniziative che possano sensibilizzare quante più persone possibili sulle tematiche legate alla comunità Lgbti, nel tentativo di prevenire che si verifichino episodi di discriminazione e violenza per l’orientamento sessuale, come purtroppo continua ad accadere ancora e ancora, ogni giorno nel mondo. È momento di riflessione e azione per denunciare e lottare contro ogni violenza fisica, morale o simbolica legata all’orientamento sessuale.
Un appuntamento internazionale fissato per il 2022
Per il 2022, a Londra, si sta pianificando la prima conferenza mondiale sui diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. Un’iniziativa pensata nell’ambito degli impegni dell’UK verso la Coalizione di 42 Paesi per la parità dei diritti.
Foto da un Gay Pride londinese (fonte: spyit.it)
L’evento “Safe To Be Me” dovrebbe essere il più grande del suo genere. Saranno invitati politici, attivisti e funzionari di tutto il mondo, per rimanere nella capitale inglese per due giorni, in coincidenza con il 50esimo anniversario del primo Gay Pride della città.
Sotto la presidenza di Boris Johnson, il governo britannico è stato criticato da attivisti e Ong per i diritti umani, per aver fatto marcia indietro sui diritti delle persone trans. Dunque, la conferenza, sarà un modo per l’Inghilterra di ribadire la propria volontà a sostenere l’uguaglianza sia dentro il Regno Unito, che all’estero.
“Sarà la prima volta che si terrà un evento globale di questa portata e spero che aiuterà a guidare l’azione collettiva per un cambiamento reale” ha dichiarato Nick Herbert, presidente dell’evento e inviato speciale del primo ministro per i diritti Lgbti.
La Rainbow Map per chiarire la situazione nei Paesi Ue
L’“ILGA-Europe” – un’organizzazione internazionale non governativa, indipendente, che riunisce oltre 600 organizzazioni di 54 paesi in Europa e in Asia centrale – ogni anno dal 2009, pubblica la Rainbow Map, per la quale i 49 Paesi europei, vengono messi in ordine in base a leggi e politiche a favore delle persone Lgbti. L’Italia si attesta al trentacinquesimo posto.
Sessantanove criteri, suddivisi in macro-categorie: uguaglianza e non discriminazione, famiglia, crimini d’odio e incitamento all’odio, riconoscimento legale del genere e integrità fisica, spazio della società civile, asilo. Ogni Paese, dunque, viene giudicato con una percentuale, che può variare dallo 0% (grosse violazioni dei diritti umani) al 100%, che ne attesta, invece, il rispetto e la piena uguaglianza.
Per il sesto anno consecutivo, Malta (94%) è al primo posto, seguita da Belgio e Lussemburgo. Ai posti più bassi si trovano invece Azerbaigian, Turchia e Armenia, come nel 2020. Per il secondo anno consecutivo, la Polonia occupa la posizione più bassa nell’Ue (13%). Gli altri Stati, invece, si attestano intorno al 60%: Portogallo 68%, Finlandia, Spagna e Svezia 65%, Olanda 61%, Francia 57%. L’Italia acquista solo un 22%.
La comunità Lgbti e la situazione in Italia
Gay Help Line, canale di aiuto, segnala, in Italia, più di 50 contatti al giorno, fra chiamate e chat, più di 20mila all’anno complessivamente. Circa il 60% delle persone che chiedono aiuto ha tra i 13 e i 27 anni, le quali principalmente affrontano problemi in casa, per il coming out. Il 36% dei minori riceve un rifiuto da famiglia e amici al momento del coming out, mentre il 17% dei maggiorenni ha comportato la perdita del sostegno economico da parte della famiglia. Ad aver difficoltà è un giovane su due e la percentuale aumenta al 70% per le persone transessuali. Il 30% degli studenti Lgbti, che ha contattato la linea di aiuto, ha rivelato di aver subito episodi di cyberbullismo e hate speech online. Sono anche incrementati i casi di mobbing e discriminazioni.
Ciò che desta ancor più preoccupazione è la stima, secondo la quale, le denunce sarebbero molte di meno degli episodi che realmente accadono. La Gay Help Line riporta un aumento di ricatti e minacce subiti dalle persone Lgbti, passati dall’11 al 28%.
Nell’anno della pandemia sono cresciute le minacce ricevute – dall’11% al 28% – e le discriminazioni sul lavoro – dal 3 al 15% – contribuendo ad alimentare il fenomeno dell’“under reporting”, la rinuncia a denunciare.
Stamattina, il presidente Mattarella ha rilasciato delle dichiarazioni per ribadire quanto sia importante questa giornata:
“La Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia è l’occasione per ribadire il rifiuto assoluto di ogni forma di discriminazione e di intolleranza e, dunque, per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.”.
Il presidente Mattarella (fonte: ANSA)
Quest’anno, inoltre, nel nostro Paese, questa giornata cade in un momento ancor più delicato, a causa della tortuosa vicenda per l’approvazione del ddl Zan.
“Per la legge Zan e molto di più: non un passo indietro.”. Questo uno degli slogan delle ultimissime manifestazioni in tutto il Paese, per sostenere l’approvazione in Senato dello stesso. Ancora molto c’è da fare sul piano legislativo, ma prima di tutto umano, anche perché, per riprende le parole di Mattarella, “la società è arricchita dal contributo delle diversità” e “le violenze a singoli oltraggiano la libertà di tutti”.
Rita Bonaccurso
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