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Il sincretismo. Quando le affinità uniscono popoli e religioni

Fortunato Nunnari
FORTUNATO NUNNARI
Cultura
antropologia sincretismo storia

Quando nel corso della storia si origina una collisione tra due realtà culturali diverse, sono due le possibilità che si presentano come ipotetico futuro: che una delle due collassi o che esse si fondano.

Il sincretismo è un concetto profondamente complesso dell’antropologia e della geografia antropica. Esso è il processo di assimilazione di ciò che è nuovo e inconsueto. L’appropriazione di ciò che è “tuo” e che, unito a ciò che è “mio”, diventa dunque “nostro”.  Usi, costumi, lingua.

Il sincretismo annienta la frammistione culturale, mandando in scena un’unica, meravigliosa, commedia fatta di diversità che nel corso dell’opera si fondono ed emergono come forme di vita ibride.

Il significato etimologico del termine è “unione dei Cretesi”.

La domanda sorge spontanea: che legame ha l’unione dei Cretesi con la fusione di tratti  conciliabili di due civiltà?

Presto detto nessuno, ma il significato del termine “sincretismo” nel corso della storia assunse questa accezione. Dapprima, fu utilizzato da Plutarco per indicare l’unificazione delle varie comunità dell’isola di Creta, nel Mediterraneo Orientale, per far fronte ai pericoli incombenti. Col tempo, questo termine indicò, in senso lato, due realtà che, condividendo elementi ideologici affini, si fondono.

Ecco alcuni esempi per comprendere meglio il fenomeno.

Quando nel II millennio a.C. Babilonia si espanse, diventando una potenza regionale sotto il comando del famosissimo Hammurabi, il re babilonese capì ben presto che la sua terra non si sarebbe stabilizzata solo con la promulgazione di leggi (il famoso codice di Hammurabi, ricordate?).

Egli decise di unire tutti i vari culti del proprio impero, ponendo a capo di questo nuovo pantheon il dio sovrano di Babilonia, Marduk. Una riunificazione politica, ma soprattutto religiosa.

Spostiamo le lancette di qualche anno più avanti.

Con l’avvento delle colonizzazioni e delle campagne di conquista di Alessandro Magno, la cultura ellenica si espanse per gran parte del Mar Mediterraneo e del mondo orientale, entrando in contatto con decine di culture diverse.

I greci che seguirono Alessandro nella marcia verso Oriente finirono per essere sedotti dal lusso e dalle meraviglie di quella terra così affascinante, ma al tempo stesso così diversa dalla madrepatria Grecia. La cultura greca fu così esportata nei regni orientali, originando nuove ed affascinanti realtà.

I regni ellenistici nati dalle ceneri dell’impero macedone presentavano caratteristiche sia della cultura greca sia del mondo orientale.

Si venerava il sovrano, proprio come nei regni orientali, ma si combatteva alla greca. Serrati in falange. Seppur con qualche piccola modifica, come gli elefanti seleucidi.

All’incirca sempre negli stessi luoghi, ma a distanza di quasi mille anni, l’intera produzione filosofica, artistica e letteraria occidentale e orientale confluì nella cultura islamica. Con l’espansione islamica che raggiunse il continente europeo e il subcontinente indiano, i seguaci di Maometto incontrarono realtà molto diverse dalla propria. Gli arabi si fecero portavoce delle teorie pitagoriche, della diffusione della carta, dell’astronomia medio-orientale e della filosofia indiana.

Tre sfumature diverse dello stesso concetto: sincretismo religioso, sincretismo sociopolitico, sincretismo culturale.

Questo fenomeno rappresenta un forza generatrice che rimescola le carte dell’umanità. Dà vita a nuove religioni, nuove correnti politiche, nuove culture.
Le sue intricate dinamiche ci permettono di comprendere l’unicità e, al tempo stesso, la dinamicità della nostra identità culturale. Perchè, spesso, le affinità sono ben più grandi delle differenze.

Fortunato Nunnari