Il COVID-19 ha intaccato, modificato e stravolto la nostra quotidianità. Un po’ ovunque nel mondo ci sentiamo soli, non siamo liberi di circolare tranquillamente e consideriamo la mascherina chirurgica una costrizione. In Cina le persone hanno trovato una valvola di sfogo: il profilo Weibo di Li Wenliang, il giovane medico che aveva dato per primo l’allarme riguardo il nuovo e sconosciuto virus.

Chi è Li Wenliang
Classe 1986, era un medico oculista che lavorava presso il Wuhan Central Hospital e che aveva per primo identificato la pericolosità del nuovo virus. Tramite WeChat (applicazione di messaggistica istantanea simile al nostro Whatsapp) aveva poi espresso le sue perplessità in un gruppo di compagni universitari ormai medici. Da lì sono stati inoltrati svariate volte fino ad arrivare alla polizia di Wuhan. Interrogato, è risultato colpevole di aver diffuso informazioni false ed è stato diffidato dal diffondere altre sue idee. Successivamente era tornato a lavorare in ospedale ma aveva purtroppo contratto il virus.

Si è spento il 7 febbraio di quest’anno e poco tempo dopo, ad aprile, il governo cinese lo ha dichiarato martire ed eroe nazionale. Si tratta della più alta onorificenza a cui un cittadino cinese può aspirare e, nel bel mezzo della pandemia, lui ed altri 13 cittadini l’hanno ricevuta. Non solo lo stato cinese, ma anche i cittadini comuni ci tengono a ringraziare il giovane medico per il lavoro da lui svolto. Per questo motivo, ancora oggi, vanno sul suo account Weibo (il corrispettivo cinese di Facebook e Twitter) a ringraziarlo ma non solo.

Il suo profilo social
Il New York Times scrive che questo profilo è “una sorta di Muro del Pianto virtuale“. La gente infatti lo usa per confidare gioie ma anche timori, per condividere stralci di vita quotidiana. Utilizzano i commenti di un post specifico, quello di giorno 1 febbraio in cui il medico ha condiviso di aver contratto il virus. A dieci mesi di distanza dalla sua morte, il post conta più di un milione di commenti ed il numero continua a crescere di secondo in secondo. Alcuni di questi commenti inoltre celebrano le passioni di Li Wenliang, ricordando ad esempio che amava mangiare cosce di pollo fritte o le soap opera.

“Dottor Li, come è il paradiso?”
“Dottor Li, oggi è morto il mio gatto.”
“Dottor Li, i ciliegi sono in fiore. Ricordati di guardarli.”
“Buongiorno dottor Li. Ecco a te una coscia di pollo.”
C’è chi si confida riguardo drastici cambiamenti di vita, chi esprime dubbi e perplessità riguardo il nuovo anno, chi parla della propria depressione. Insomma, il dottor Li è diventato una sorta di amico virtuale da cui trovare conforto e sostegno, ma anche una spalla su cui piangere. Tutta questa attenzione però potrebbe essere deleteria: i netizen cinesi pensano che se si continua ad usare quel post come valvola di sfogo, il governo cinese potrebbe decidere di oscurare – se non eliminare – l’account di Li Wenliang.

Non sarebbe la prima volta per il dottore, dato che a gennaio era stato prima diffidato e poi censurato riguardo le sue idee sul coronavirus. Non sarebbe la prima volta nemmeno per il governo cinese che proprio ieri ha condannato una giornalista, Zhang Zhan, ma la cui storia di censure è famosa a livello internazionale.

Chi è Zhang Zhan e cosa ha fatto
La giornalista Zhang Zhan, insieme ad altri suoi tre colleghi, aveva deciso di riportare sui social video e testimonianza di come la “città 0” stesse affrontando l’emergenza da COVID-19 a inizio pandemia. I suoi reportage hanno (anche questa volta) richiamato l’attenzione della polizia, che è intervenuta e ha diffidato il gruppo dal continuare il loro progetto. Al loro rifiuto sono scattate le manette. L’ex avvocato diventata giornalista Zhang è stata la prima del gruppo ad affrontare il processo, che si è concluso con una condanna a 4 anni. L’accusa è di aver “raccolto litigi e provocato problemi” durante la prima ondata e di aver diffuso “false informazioni attraverso testi, video e altri media attraverso gli internet media come WeChat, Twitter e YouTube” .
La 37enne fa lo sciopero della fame da quando è stata arrestata e al processo era incapace di camminare, tanto è che si è presentata in sedia a rotelle e visibilmente deperita. Dal momento in cui è stata emessa la sentenza, l’Unione europea si è subito mossa per liberarla e un suo portavoce dichiara:
Le restrizioni alla libertà di espressione e all’accesso alle informazioni, le intimidazioni e la sorveglianza dei giornalisti, così come le detenzioni, i processi e le condanne di difensori dei diritti umani, avvocati e intellettuali in Cina, stanno crescendo e continuano a essere fonte di grande preoccupazione.
Anche l’Unione europea quindi è preoccupata riguardo il fenomeno censoriale attuato dalla Cina. La preoccupazione è importante anche in senno degli accordi sugli investimenti discussi – ma non ancora siglati – con Pechino.
Sarah Tandurella